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Il problema Ferrara

Il problema Ferrara
Il problema Ferrara

Nel mese di gennaio 2009, avvenne in provincia di Ferrara una vicenda relativa ad un recupero di pesce sul canale Galvano in località Pontemaodino a seguito dello svuotamento, imprevisto, del canale stesso determinato dalla rottura di un manufatto idrico durante le operazioni di manutenzione da parte del competente Consorzio di Bonifica.

Il problema Ferrara

Sin qui  non vi sarebbe nulla di particolare in quanto tutto era dovuto al  fenomeno degli svasi, proprio del territorio ferrarese, dove migliaia di km di canali sono soggetti a questi periodici svuotamenti durante i quali la fauna ittica presente viene sottoposta ad operazioni di recupero.

Ma la documentazione fotografica, apparsa su alcuni forum di settore sensibili alle problematiche ambientali e alla gestione delle nostre acque, la quale mostrava carpe ed amur accatastati su un cassone di un camion letteralmente prive della benché minima componente a loro vitale, l’acqua, scatenò indignazione e preoccupazione nell’intero mondo della pesca non ultime di alcune associazioni di pescatori tra cui CFI.

Il clamore creato indusse i rappresentanti della provincia di Ferrara nella persona del Vice Presidente Davide Nardini a inviare ai Presidenti di Carpfishing Italia e del Gruppo Siluro Italia un promemoria informativo nel quale si trasmettevano indicazioni relative a quanto successo. Nella nota trasmessa si evidenziava la imprevedibilità dell’accaduto, come esposto anticipatamente e le iniziative da decenni messe in atto dalla provincia stessa per intervenire in presenza dei suddetti fenomeni degli svasi. Inoltre vi si evidenziavano i dati relativi ai quantitativi di pesce prelevato ben 1427 kg in due giorni e la successiva destinazione.

La ripartizione tra le specie presenti indicava che le carpe (550 kg,  specie acclimatata da tempo)e le scardole 3 kg ( specie autoctona, la sola) sono state immesse nel canale di Goro mentre  le restanti specie alloctone tra cui  350 kg di carpa erbivora e 370 kg di siluri venivano trasportati in bacini di stoccaggio in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa regionale. Le quantità di specie alloctone venivano poi vendute dopo un’asta.

Tale spiegazione non servì sicuramente a chiarire le cose anzi determinò ulteriori interrogativi non ultimo il perché, le specie alloctone, che ormai era dimostrato coprivano ben il 61,2%  dei pesci presenti, dovessero essere continuamente estirpate definitivamente dal loro ambiente naturale privandone in tal modo gli appassionati del loro utilizzo sportivo. Inoltre i metodi superficiali con i quali era avvenuto il prelevamento continuavano a lasciare non pochi dubbi.

Ma il documento inviato conteneva anche un aspetto importante e rivolto alle associazioni e cito testualmente “ Dichiariamo la piena disponibilità  alla condivisione di strategie di collaborazione reciproca anche alla programmazione della politica del settore pesca” L’evidente volontà da parte della provincia a dare la propria disponibilità trasparenza e collaborazione. In accordo con i presidenti delle altre associazioni si ritenne opportuno organizzare un incontro con le autorità preposte e l’Osservatorio Nazionale della Pesca (ONP). Questa nuova figura nell’ambito del panorama della pesca sportiva  ha il compito di fare da collegamento tra la F.I.P.S.A.S, le associazioni di pesca rappresentate, tra cui CFI  e GSI e le istituzioni, al fine di determinare delle regole comuni di risoluzione, individuazione e analisi riferite a problematiche di carattere generale ma con particolare risalto a temi quali ambiente, fauna acquatica, gestione e normative.

Mi trovai quindi a neanche un mese di distanza dall’accaduto in provincia di Ferrara a fare parte di questa tavola rotonda con Antonio Gigli, Gianluca Milillo, Michele Valeriani, il Vice Presidente della provincia Nardini  nonché i rappresentanti la componente scientifica della provincia stessa e della vigilanza. Durante il confronto si ebbe modo di apprezzare la volontà comune di collaborare e di trovare delle soluzioni riferite alla tutela ambientale e alla possibilità di garantire rispetto e sicurezza  alla totalità della fauna ittica ivi comprese le specie alloctone. Emerse la necessità di impostare una gestione della risorsa ittica, nella sua totalità  così come previsto dalle norme italiane ed europee sul benessere animale, in quanto anche se definito alloctono un pesce vivo merita il rispetto dovuto al mondo animale, indipendentemente dalla sua natura.

E sicuramente l’incontro è servito, almeno a far comparire delle proposte condivise e reali tra le  quali:

  1. a) individuare dei siti chiusi, ritenuti idonei dalla partecipante componente scientifica, dove immettere le specie alloctone prelevate. Tali luoghi destinati poi a divenire ambienti turistico sportivi.
  2. b) costituire dei volontari delle associazioni, preparati con corsi di vigilanza con la funzione di osservatori. Il loro compito sarebbe rivolto a controllare  la reale destinazione dei pesci recuperati negli svasi, garantendone la successiva  destinazione nelle acque preposte.
  3. c) interessare le associazioni per le revisioni delle carte ittiche.

Credo che se queste linee d’intervento dovessero trovare concretezza in una realizzazione, e lo spero vivamente, risulterebbero un trampolino di lancio verso una gestione delle acque rivolta alla tutela di tutte le specie, esempio da allargare a tutte le provincie. E risulterebbe anche una soddisfazione enorme per CFI a dimostrazione che la strada della collaborazione intrapresa non può che portare a risultati importanti.

Il Presidente nazionale

Agostino Zurma