|
Questo è il testo
della lettera inviata all’assessore Nardini della
provincia di Ferrara come seguito dell’intervento
attuato da CFI a difesa delle Amur.
Ora la parola passa
all’amministrazione, vedremo se realmente vi sarà da
parte loro la volontà di collaborare in una così
importante e significativa iniziativa. CFI come il
solito ha fatto la sua parte. Ringrazio Gainluca
Milillo per la sua indispensabile consulenza e per
la disponibilità data anche per il proseguo del
programma.
Il Presidente
Nazionale Agostino Zurma.
All’Amministrazione Provinciale di Ferrara
Assessorato all’Agricoltura,protezione Flora e
Fauna,Oasi e
zone Protette
Alla
cortese attenzione dell’Assessore Dott.
Davide Nardini
Oggetto: Contenimento alloctoni
L’attuale mutazione delle nostre acque spinge tanto
le amministrazioni, quanto gli utenti dei bacini a
delle valutazioni sempre più obbiettive sul futuro e
la salvaguardia dei nostri siti.
Oltre
a i disagi “storici” delle nostre acque, come
inquinamento e impoverimento delle risorse idriche,
sembrerebbe che il fenomeno “alloctonia”, cioè le
specie aliene di fauna ittica apparse nelle acque
italiane, rappresentino una priorità nei piani
gestionali e amministrativi delle aree abitualmente
destinate alla pesca sportiva.
Queste
specie, pur non essendo originarie dei nostri siti,
si sono acclimatate ed hanno occupato nicchie
trofiche lasciate vuote dalla scomparsa della fauna
originaria (autoctona), fauna che era scomparsa
indipendentemente dalla presenza delle nuove specie,
proprio a causa di fattori “ambientali” avversi.
Una di
queste nuove specie e la Carpa Erbivora detta Amur (Ctenopharyngodon
idellus), originaria delle aree
asiatiche, pesce oggetto di una serie di
provvedimenti di contenimento forzato da parte di
enti istituzionali. L’origine di tali misure di
previdenza scaturisce dall’abitudine alimentare
della specie che è quasi totalmente fitofaga: il suo
nutrirsi di piante viene interpretato come un male
per quelle specie che utilizzano la flora acquatica
nei loro cicli riproduttivi per la deposizione delle
uova. Pertanto si auspica l’eradicazione di questi
pesci da determinati siti, in quanto ritenuti
numerosi ed aggressivi per la flora subacquea.
La
valutazione diretta fatta dai pescasportivi che
rappresento è che tali iniziative possono rivelarsi,
per i metodi utilizzati (reti, ellettrostorditori,
svasi, etc.), più dannosi per l’ecosistema del male
si vorrebbe arginare.
Da cui
l’esigenza di trovare sistemi di contenimento di
alloctoni ecocompatibili ci ha spinto, sulle orme di
un gia consolidato sistema di valutazione ambientale
adottato da una associazione di pescatori, il Gruppo
Siluro Italia, di proporre una visione alternativa
gestionale:
Effettuare un monitoraggio in vivo degli esemplari
presenti attraverso i pescatori sportivi con una
tecnica non invasiva denominata “tag and relase”
(marchia e rilascia) in cui ogni esemplare viene
marchiato con un apposito marker numerato e i dati
morfologici annotati su una “scheda esemplare”;
questi dati andranno a confluire in un data base
(realizzato su un sito internet gia esistente e
riconducibile ai pescatori) in modo da aggiornare la
reale presenza delle colonie di questa specie, dati
da far confluire successivamente agli Istituti
Zooprofilatici locali ed al servizio Veterinario
delle ASL.
Anche
se si è a conoscenza del numero approssimativo degli
esemplari liberati in passato, il normale tasso di
mortalità, la predazione subita e il bracconaggio
potrebbero aver già ridotto il numero originale,
anche considerato che la specie non si riproduce
autonomamente nei nostri areali.
Pertanto senza un’azione di monitoraggio come quella
descritta è pressoché impossibile attualizzare il
“censimento” senza ricorrere a metodi invasivi e
distruttivi per l’intero ambiente ospite.
Tale
progetto di lavoro potrebbe scaturire in una seconda
fase in cui utilizzare gli esemplari di Amur (in
linea con le nuove direttive europee in materia di
salute ambientale) come “indicatori biologici” dello
stato di salute delle acque: essendo che la sua
dieta è essenzialmente composta da vegetali potrebbe
essere utilizzato per valutare il fissaggio di
inquinanti trasferiti dalle piante, fornendo dati
utili per la valutazione ambientale e dello stato di
salute delle acque.
L’attività di monitoraggio, si estrinsecherebbe in
una prima fase, gestita dai pesca sportivi, in cui
censire attraverso l’attività sportiva gli Amur e
valutare attraverso le schede esemplari
accrescimento, numero della colonia, migrazione e
stato di salute della specie, una seconda fase
consistente nella realizzazione di un data base in
cui convogliano i dati raccolti messo a disposizione
degli enti (Istituto zooprofilattico, Università,
servizio veterinario delle ASL, etc) per le
valutazioni del caso, inteso come supporto alle
attività di ricerca già in corso, ed una terza fase
di valutazione chimica e organica dei tessuti degli
esemplari stanziali da utilizzarsi come indicatori
biologici.
Le
prime due fasi sarebbero realizzate tramite la
collaborazione dei pescatori e tramite il sito delle
associazioni (gia esistenti e pubblicizzati) a
titolo totalmente gratuito, la terza fase
(analitica) verrebbe coadiuvata sempre dai pescatori
per il reperimento degli esemplari in modo da
abbattere parte dei costi della ricerca.
Tale
iniziativa, oltre a preservare ecosistemi già
compromessi da svariati fattori esterni,
garantirebbe la sopravvivenza e l’equilibrio della
specie Amur in relazione all’ambiente ospite, senza
ricorrere all’eradicazione e a nuovi interventi
invasivi per le acque, assicurando in primis una
migliore gestione del patrimonio ittico,
un’osservazione continua e costante dello stato dei
bacini e la continuità dell’indotto generato dalla
pesca sportiva in quei siti.
Inoltre si consideri, come ampiamente descritto
nella cronaca recente, che attività di pesca
incontrollata finalizzata all’eradicazione degli
alloctoni, sono sfociate in attività criminali tese
a commercializzare, al di fuori dei canali di
controllo sanitario, pesce prelevato grazie alle
norme di contenimento e ripristino della fauna.
In
particolare Carpe e Amur hanno fatto la loro
comparsa sui mercati ittici italiani ed europei
successivamente alla richiesta della grande comunità
asiatica residente, che ha in queste due specie una
tradizione culinaria secolare.
Il
favorire il traffico di pesce proveniente da zone in
cui è particolarmente sensibile il carico inquinante
(aree a lento corso tipiche dell’insediamento di
queste specie) con norme e delibere che ne
favoriscono prelievo e vendita, non si coniuga con
le attività di prevenzione e tutela della salute
pubblica, e di fatto, rischia di alimentare canali
illeciti di vendita di pesce come già accaduto, ad
esempio, nel contenimento del Siluro D’Europa
attraverso la D.R. 1574/93/96 della Regione Emilia
Romagna.
Consulenza di Milillo Gianluca, Consigliere e
Consulente tecnico-scientifico del Gruppo Siluro
Italia.
In
attesa di poter discutere personalmente tale
programma si inviano distinti saluti.
Il
Presidente di Carp Fishing Italia
Agostino Zurma |