carp_coda
   
  La sede centrale C.F.I. | e-mail: segreteria | Carpe Diem Newsgroup| Home
   
  Lettera Amur  
   
 
Segreteria
Elezioni
Tesseramento 2010
Volantino C.F.I.
Convenzioni Laghi
Accordo spinning C.F.I
Trofeo C.F.I. 4 ediz.
Regolamento Pusiano
Tessera on-line
Apertura nuova sede
Spazio web per le sedi
 
 

Questo è il testo della lettera inviata all’assessore Nardini della provincia di Ferrara come seguito dell’intervento attuato da CFI a difesa delle Amur.

Ora la parola passa all’amministrazione, vedremo se realmente vi sarà da parte loro la volontà di collaborare in una così importante e significativa iniziativa. CFI come il solito ha fatto la sua parte. Ringrazio Gainluca Milillo per la sua indispensabile consulenza e per la disponibilità data anche per il proseguo del programma.

Il Presidente Nazionale   Agostino Zurma.


All’Amministrazione Provinciale di Ferrara
Assessorato all’Agricoltura,protezione Flora e Fauna,Oasi e zone Protette

Alla cortese attenzione dell’Assessore Dott. Davide Nardini

Oggetto: Contenimento alloctoni

L’attuale mutazione delle nostre acque spinge tanto le amministrazioni, quanto gli utenti dei bacini a delle valutazioni sempre più obbiettive sul futuro e la salvaguardia dei nostri siti.

Oltre a i disagi “storici” delle nostre acque, come inquinamento e impoverimento delle risorse idriche, sembrerebbe che il fenomeno “alloctonia”, cioè le specie aliene di fauna ittica apparse nelle acque italiane, rappresentino una priorità nei piani gestionali e amministrativi delle aree abitualmente destinate alla pesca sportiva.

Queste specie, pur non essendo originarie dei nostri siti, si sono acclimatate ed hanno occupato nicchie trofiche lasciate vuote dalla scomparsa della fauna originaria (autoctona), fauna che era scomparsa indipendentemente dalla presenza delle nuove specie, proprio a causa di fattori “ambientali” avversi.

Una di queste nuove specie e la Carpa Erbivora detta Amur (Ctenopharyngodon idellus), originaria delle aree asiatiche, pesce oggetto di una serie di provvedimenti di contenimento forzato da parte di enti istituzionali. L’origine di tali misure di previdenza scaturisce dall’abitudine alimentare della specie che è quasi totalmente fitofaga: il suo nutrirsi di piante viene interpretato come un male per quelle specie che utilizzano la flora acquatica nei loro cicli riproduttivi per la deposizione delle uova. Pertanto si auspica l’eradicazione di questi pesci da determinati siti, in quanto ritenuti numerosi ed aggressivi per la flora subacquea.

La valutazione diretta fatta dai pescasportivi che rappresento è che tali iniziative possono rivelarsi, per i metodi utilizzati (reti, ellettrostorditori, svasi, etc.), più dannosi per l’ecosistema del male si vorrebbe arginare.

Da cui l’esigenza di trovare sistemi di contenimento di alloctoni ecocompatibili ci ha spinto, sulle orme di un gia consolidato sistema di valutazione ambientale adottato da una associazione di pescatori, il Gruppo Siluro Italia, di proporre una visione alternativa gestionale:

Effettuare un monitoraggio in vivo degli esemplari presenti attraverso i pescatori sportivi con una tecnica non invasiva denominata “tag and relase” (marchia e rilascia) in cui ogni esemplare viene marchiato con un apposito marker numerato e i dati morfologici annotati su una “scheda esemplare”; questi dati andranno a confluire in un data base (realizzato su un sito internet gia esistente e riconducibile ai pescatori) in modo da aggiornare la reale presenza delle colonie di questa specie, dati da far confluire successivamente agli Istituti Zooprofilatici locali ed al servizio Veterinario delle ASL.

Anche se si è a conoscenza del numero approssimativo degli esemplari liberati in passato, il normale tasso di mortalità, la predazione subita e il bracconaggio potrebbero aver già ridotto il numero originale, anche considerato che la specie non si riproduce autonomamente nei nostri areali.

Pertanto senza un’azione di monitoraggio come quella descritta è pressoché impossibile attualizzare il “censimento” senza ricorrere a metodi invasivi e distruttivi per l’intero ambiente ospite.

Tale progetto di lavoro potrebbe scaturire in una seconda fase in cui utilizzare gli esemplari di Amur (in linea con le nuove direttive europee in materia di salute ambientale) come “indicatori biologici” dello stato di salute delle acque: essendo che la sua dieta è essenzialmente composta da vegetali potrebbe essere utilizzato per valutare il fissaggio di inquinanti trasferiti dalle piante, fornendo dati utili per la valutazione ambientale e dello stato di salute delle acque.

L’attività di monitoraggio, si estrinsecherebbe in una prima fase, gestita dai pesca sportivi, in cui censire attraverso l’attività sportiva gli Amur e valutare attraverso le schede esemplari accrescimento, numero della colonia, migrazione e stato di salute della specie, una seconda fase consistente nella realizzazione di un data base in cui convogliano i dati raccolti messo a disposizione degli enti (Istituto zooprofilattico, Università, servizio veterinario delle ASL, etc) per le valutazioni del caso, inteso come supporto alle attività di ricerca già in corso, ed una terza fase di valutazione chimica e organica dei tessuti degli esemplari stanziali da utilizzarsi come indicatori biologici.

Le prime due fasi sarebbero realizzate tramite la collaborazione dei pescatori e tramite il sito delle associazioni (gia esistenti e pubblicizzati) a titolo totalmente gratuito, la terza fase (analitica) verrebbe coadiuvata sempre dai pescatori per il reperimento degli esemplari in modo da abbattere parte dei costi della ricerca.

Tale iniziativa, oltre a preservare ecosistemi già compromessi da svariati fattori esterni, garantirebbe la sopravvivenza e l’equilibrio della specie Amur in relazione all’ambiente ospite, senza ricorrere all’eradicazione e a nuovi interventi invasivi per le acque, assicurando in primis una migliore gestione del patrimonio ittico, un’osservazione continua e costante dello stato dei bacini e la continuità dell’indotto generato dalla pesca sportiva in quei siti.

Inoltre si consideri, come ampiamente descritto nella cronaca recente, che attività di pesca incontrollata finalizzata all’eradicazione degli alloctoni, sono sfociate in attività criminali tese a commercializzare, al di fuori dei canali di controllo sanitario, pesce prelevato grazie alle norme di contenimento e ripristino della fauna.

In particolare Carpe e Amur hanno fatto la loro comparsa sui mercati ittici italiani ed europei successivamente alla richiesta della grande comunità asiatica residente, che ha in queste due specie una tradizione culinaria secolare.

Il favorire il traffico di pesce proveniente da zone in cui è particolarmente sensibile il carico inquinante (aree a lento corso tipiche dell’insediamento di queste specie) con norme e delibere che ne favoriscono prelievo e vendita, non si coniuga con le attività di prevenzione e tutela della salute pubblica, e di fatto, rischia di alimentare canali illeciti di vendita di pesce come già accaduto, ad esempio, nel contenimento del Siluro D’Europa attraverso la D.R. 1574/93/96 della Regione Emilia Romagna.

Consulenza di Milillo Gianluca, Consigliere e Consulente tecnico-scientifico del Gruppo Siluro Italia.

In attesa di poter discutere personalmente tale programma si inviano distinti saluti.

Il Presidente di Carp Fishing Italia

Agostino Zurma

 
     
  Sponsor ufficiali C.F.I.  
      

     

 
     
bordo
fondo